Arte e Cultura

 

Il Premio Caccuri


Il premio letterario ha ormai espletato la quarta edizione nella duplice esigenza di promuovere il piacere per la lettura di qualità e di salvaguardare la lingua dialettale all’interno di una regione e di una provincia agli ultimi posti per libri letti e librerie presenti sul territorio.

Il concorso di saggistica, premiato nel 2014 con la Medaglia al valore culturale del Presidente della Repubblica, è ormai una data attesissima nell’estate culturale calabrese, anche perché la proclamazione del Vincitore avviene in base al verdetto di voto pronunciato da due giurie, una “tecnica” nazionale e una popolare (quest’ultima costituita dai membri dell’Accademia dei Caccuriani, associazione culturale non profit che sostiene il Premio Caccuri). Oltre, ovviamente ai partecipanti, la prima giuria raccoglie, quindi, grandi nomi dell’economia, del giornalismo e della cultura.

 


 

 

Il Centro Storico


Tra ripide salite e discese, tra viuzze e costoni rocciosi, si dipanano strade tortuose interrotte da piazzette verso le quali si rivolge l'ingresso di ogni casa: quando ancora non esisteva la televisione, infatti la voce di ognuno si univa a quella dei vicini, per passare la serata raccontando aneddoti e discutendo dei problemi comuni. Gli ingressi al borgo un tempo erano tre: Porta Grande (attuale Piazza Umberto I), Porta Piccola e Porta Nuova, così chiamata perché più recente rispetto alle prime due.

Il santuario di San Rocco risale al 1908, edificato in onore del Santo Patrono. È situato ai margini del centro abitato e in prossimità della “Porta Piccola”, via d’accesso alle campagne del paese. Nelle vicinanze si trova via Murorotto, ovvero la via che costeggia l'antico tracciato delle mura che proteggevano il borgo dai nemici, in cui si può ammirare un pregevole arco in cotto. Nelle vicinanze è situata anche l'antica via Judeca, un tempo sede di una sinagoga ebraica.

Il borgo si sviluppò in epoca bizantina (VI sec. d.C.) su un territorio che fu comunque abitato fin dal Paleolitico. Fu Sede, intorno al secolo XI, di piccoli monasteri rupestri di cui oggi rimangono evidenti le tracce Oggi il centro storico di Caccuri si presenta integro e ben conservato, mantenendo intatte le caratteristiche dell’antico borgo medievale, costituito da un intreccio di stradine e vicoli che sfociano al Castello, la cui struttura imponente domina il Paese.

 

 

 

 

La STORIA


Le origini del paese risalgono alla seconda metà del VI° secolo dopo Cristo quando gli strateghi bizantini vi eressero un posto di difesa a presidio della valle del Neto minacciata dall’invasione longobarda. Attorno a alla installazione militare sorse e si sviluppò rapidamente l’abitato. Intorno all’anno 1000 vi erano tre monasteri basiliani sorti, probabilmente, ad opera di quegli stessi anacoreti che già dimoravano da qualche secolo nelle grotte di Timpa dei Santi, a poche miglia a sud est della cittadina, considerate il più antico luogo di culto bizantino nella zona.

Due dei tre monasteri, quello dell"Abate Marco e quello di S. Maria di Cabria, decaddero rapidamente, mentre il terzo, intitolato a S. Maria Trium Puerorum (dei Tre fanciulli), rimase attivo per qualche tempo prima di finire nell’orbita florense a seguito della donazione dell’imperatore Enrico VI, nel 1195, di un vasto territorio in agro di Caccuri che apparteneva da secoli a monaci bizantini. Il nome della cittadina, secondo lo storico Gabriele Barrio deriverebbe dal greco Kauchao-Mai (Mi glorio), oppure dal latino Cacumen (Cima ) poiché l’antico borgo si erge su di una rupe.

Recentemente la professoressa Anna Russano, docente dell’Accademia delle belle Arti di Catanzaro ha formulato una ipotesi abbastanza interessante secondo la quale potrebbe derivare dal greco Kacos - oros (Cattiva orografia) proprio per la tormentata orografia del luogo.

 

 

Caccuri diede i natali ad illustri personaggi fra i quali, il più famoso, Francesco Simonetta detto Cicco o Cecco (1410 - 1480), fu un famoso uomo politico, segretario del duca di Milano Francesco Sforza, e, alla morte di questi, fiero avversario del figlio Ludovico il Moro nel suo tentativo di ususrpazione del ducato ai danni del fratello e del nipote. Quando il Moro riuscì nel suo intento, accusò il Simonetta di molti crimini e lo fece decapitare sul rivellino del castello di Pavia.

Di lui scrisse il Machiavelli nel XVIII capitolo delle Istorie Fiorentine:"... messer Cecco, uomo per prudenza e per lunga pratica eccellentissimo..." A Caccuri nacquero anche il fratello di Cicco, Giovanni, storico del ducato autore della monumentale opera "Rerum gestarum Francisci Sfortiae Mediolanensium ducis" in 31 libri sugli avvenimenti di Milano dal 1442 al 1446 e lo zio Angelo, ambasciatore dello Sforza a Venezia. Altri Caccuresi illustri furono l’agiografo Cornelio Pelusio, autore del manoscritto "De Abbatia Florens et eius filiabus" del 1597, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, mons.

Giovanni Carnuto, vescovo di Carinola (Ce), di Cariati e Cerenzia, scomparso a Cariati nel 1543 nel corso di una scorreria dei Saraceni, mons. Raffaele De Franco, vescovo di Chieti e poi di Catanzaro, morto nel 1833, mons. Francesco Antonio Cavalcanti, arcivescovo di Cosenza ed autore dell’opera "Vindicae Ponteficium Romanorum", il poeta Umberto Lafortuna, autore del volume "Pupille infantili"ed il professor Francesco Pasculli, sacerdote, poeta e legionario fiumano durante la reggenza del Carnaro.