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Grotte rupestri 

A Caccuri, sullo sperone roccioso detto “Timpa dei Santi” si nascondono, tra i burroni che si affacciano vertiginosamente sul fiume Neto, le vere ed autentiche grotte eremitiche con cui ha avuto inizio la storia del monachesimo italo-greco in Calabria. Queste grotte sono state create e utilizzate come dimora di preghiera dai monaci greci che, per sfuggire alla lotta iconoclasta che nel 726 dall’Oriente vietava il culto delle immagini sacre per volontà dell’Imperatore Leone III l’Isaurico, hanno svolto un periodo di eremitismo all’interno delle grotte naturali in molte zone della nostra regione. La grotta della “ timpa dei santi” di Caccuri è piccola di dimensioni e presenta, sulle pareti, delle nicchie in cui si intravedono tracce di pittura di chiara impronta religiosa. Nella nicchia centrale è facile riconoscervi l’Immagine di Cristo Pantocrator in atto di benedizione ma, purtroppo, il suo volto è scomparso. Alla sua destra compare un’altra straordinaria figura: un arcangelo di delicata bellezza che però non si riesce a definire se si tratti di Gabriele o di Michele. Affianco all’ angelo si intravede una costruzione architettonica che potrebbe rimandare alla Gerusalemme celeste. Altre pitture si intravedono sulla parete di sinistra dove si riconosce chiaramente un’ immagine di Vergine Odigitria con il bambino, mentre le altre pitture sparse sulle pareti, poco leggibili, illustrano con molta probabilità le immagini sacre bizantine. Dall’ analisi degli affreschi si è rivelato che la loro datazione è riferibile al XII e al XIII secolo ma il sito avrà certamente una datazione più antica: probabilmente intorno alla seconda metà dell’VIII secolo. Ancora più in alto alla collina, su un terreno che mostra segni di presenze di epoche ancora più antiche, sono stati rilevati i segni di alcune sepolture scavate che confermano quanto quel territorio sia ricco di storia risalente all’epoca bizantina. 



Il castello

Oggi

Arroccato su uno sperone, il borgo antico si presenta all'occhio del turista come un centro non ancora del tutto deturpato dalla contemporaneità. Il castello offre anche lussuose suite aperte all’ospitalità su prenotazione, conciliando la possibilità di vivere le atmosfere autentiche ed emozionanti dell’antica dimora con l’accoglienza turistica e i servizi personalizzati di qualità medio alta.



 

La storia di Caccuri e del Marchesato attraverso il castello

La prima edificazione del Castello risale probabilmente al periodo bizantino (VI sec. d.C.) come presidio difensivo a guardia della Valle del Neto. Successivamente, a partire dal XV secolo, subì importanti trasformazioni e nel corso dei secoli divenne la residenza di famiglie potenti e prestigiose.

Nel 1418 il castello è incluso tra i lasciti del Conte Carlo Ruffo di Montalto alla figlia Polissena che va in sposa al giovane Francesco Sforza, figlio appena diciassettenne di Muzio Attendolo. Proprio in virtù di questo matrimonio, il feudo di Caccuri passa agli Sforza e il caccurese Cicco Simonetta segue Francesco a Milano, sino a divenire abile cancelliere del Gran Ducato di Milano, di cui Niccolò Machiavelli né esaltò le doti. Nel XVI secolo inizia per il Castello un periodo di rapidi passaggi di proprietà, dalle famiglie Spinelli, Sersale e Cimino, sino al 1651, quando il feudo di Caccuri fu acquistato da Antonio Cavalcanti, Barone di Gazzella.

Per i Cavalcanti, che acquisirono il titolo di Duchi di Caccuri, il castello rappresentò una stabile dimora per quasi due secoli; sono numerose le testimonianze che di questo periodo si possono ancora ammirare all’interno del castello: i portali in pietra e gran parte dell’impianto architettonico, gli affreschi su legno che adornano i soffitti di alcune stanze e soprattutto la Cappella Palatina, che si conserva intatta e custodisce una collezione di dipinti Seicenteschi di Scuola Napoletana. Nel 1830 l’ultima erede dei Cavalcanti, la duchessa Rachele Ceva Grimaldi, vendette il feudo ai baroni Barracco. Don Guglielmo Barracco ne fece la propria dimora realizzando una serie di cospicui interventi di ammodernamento. I lavori, che furono progettati e diretti dall’ingegnoso architetto napoletano Adolfo Mastrigli, terminarono nel 1885 e trasformarono il castello in una residenza confortevole ed altamente tecnologica, la cui testimonianza più importante è senz’altro la particolare torre acquedotto.

Dopo la morte di Guglielmo il castello fu disabitato per anni, fino a quando, nella prima metà del ‘900, ai Barracco subentrarono gli attuali proprietari, la famiglia Fauci, originaria di Isola di Capo Rizzuto. Nell’ultimo decennio, grazie ad un meticoloso e prudente restauro conservativo, Romeo Fauci ha ridonato al castello l’antico splendore, preservandone l’autenticità : oggi il Castello di Caccuri è una dimora storica Ottocentesca, volta ad ospitare attività culturali ed eventi di rappresentanza, oltre che resort di classe elevata.



Chiesa di Santa Maria delle Grazie (sec. XIV)

Ai piedi del Castello vi è la Villa Comunale, un parco suggestivo per le sue rocce calcaree dalle forme insolite, che si stagliano tra il castello e i pini del parco, in cui ha sede il Municipio.

Poco sotto il castello la chiesa di Santa Maria delle Grazie, la cui facciata, affiancata a destra da un campanile, è preceduta da una scalinata con rampe laterali e da una possente balaustra in pietra, contemporanea con ogni probabilità al portale della chiesa.

A tre navate, la chiesa al suo interno è di stile rinascimentale ed è adornata simmetricamente da altari che ospitano statue e tele di grande valore, come la Trasfigurazione (XVII sec.) e la grande tela mariana che domina l'angusta sagrestia. Al lato della navata destra si trova la Cappella di San Gaetano (o De Franco), da molti ritenuta l'antico battistero del paese, unico nel suo genere, perché non dovrebbe essere al lato della chiesa, ma di fronte.



Badia di S. Maria del Soccorso

Fuori dal nucleo abitativo antico si trovano invece la Chiesa di Santa Maria del Soccorso ed il Convento, fondati dai domenicani, ed edificati a partire dal 1518. Il complesso monumentale della Badia di S. Maria del Soccorso è chiamato dagli abitanti del paese il "convento", perché solo alla fine dell'Ottocento i frati abbandonarono la struttura religiosa, per la vendita dello stabile al barone Barracco, in conformità alle leggi Siccardi.

Abitato prima dai domenicani e dai francescani, la Chiesa di S. Maria del Soccorso è anche detta Chiesa della Riforma perché nell'Ottocento passò sotto l'egida dei francescani riformati. Vera perla artistica del patrimonio caccurese, presenta notevoli tesori al suo interno.